Il LAVORO un diritto alla base del progresso sociale

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Il mondo del lavoro è l’ambito privilegiato da cui partire per un progetto di promozione dell’uomo e di ogni realtà che lo riguarda, a cominciare dalla famiglia.

Infatti il lavoro è:

  • STRUMENTO E CONDIZIONE DI LIBERTÀ SOCIALE, POLITICA, PERSONALE E CULTURALE

L’uomo, che è il protagonista della storia, potrà essere il protagonista della propria esistenza fondata sul lavoro come impegno costruttivo del bene comune e come strumento insostituibile per soddisfare le esigenze primarie.

Il lavoro è per l’uomo il mezzo per essere libero, il mezzo, come scrive Adriano Olivetti, per “volgere l’animo verso una meta più alta, non un fine individuale o un profitto personale, ma un contributo alla vita di tutti sul cammino della civiltà”.

 

  • STRUMENTO DI REALIZZAZIONE UMANA

Il lavoro nelle sue varie forme è da considerare come un valore essenziale per la piena realizzazione della persona umana, ma anche come modalità attraverso cui l’uomo esercita il “dominio” sulla Terra e partecipa alla costruzione del bene comune, nella storia.

 

  • MEZZO DI PROMOZIONE E DI PROGRESSO SOCIALE

Il lavoro deve essere orientato al vero progresso sociale, capace di coniugare sviluppo, autorealizzazione, produzione della ricchezza insieme a solidarietà e giustizia. Il lavoro è un bene prezioso, un bene di tutti, un bene per tutti.

È necessario, specie nell’attuale contesto storico-sociale, che al lavoro venga restituita la sua dignità ed il suo compito generativo di bene-essere e di legalità.

Il lavoro in quest’ottica è quella risorsa indispensabile da cui saper trarre sempre il meglio, nella ricerca di benessere per tutti ed avendo come obiettivo il vero progresso umano e sociale.

 

Una conversione culturale

È necessario compiere una conversione culturale per recuperare la centralità della persona che lavora, rispetto alla tecnocrazia odierna e al capitalismo finanziario ammalato di mania di protagonismo.

Non può considerarsi vero progresso uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore.

È, quindi, necessario passare da un modello di sviluppo materialistico e consumistico, tecnocratico, basato sullo sfruttamento indiscriminato della forza lavoro e del creato, ad uno sviluppo integrale, solidale, sostenibile, inclusivo.

In un quadro antropologico ed etico, il lavoro – come fonte ultima della produzione di valore, punto di incontro focale tra la vita personale e l’organizzazione sociale circostante – deve essere ripensato e vissuto esattamente come attività che consente di costruire la nostra vita comune basata sul bene-essere collettivo.

 

Il lavoro generativo di percorsi virtuosi

Il nostro lavoro, così come quello delle generazioni future, non è semplicemente un’esperienza personale, bensì è quella priorità umana attraverso la quale non solo si acquisisce un reddito, ma ci si riscatta, si accresce la propria libertà, si coltiva e si fa crescere la potenzialità della Terra, si costruisce il bene della famiglia umana.

Il lavoro può generare una dinamica di sviluppo inclusivo e sostenibile purché non sia asservito all’avidità del denaro; può essere generativo di percorsi virtuosi ed etici, grazie ai quali ciascuno di noi può essere allo stesso tempo autore e fruitore di bene-essere.

 

I giovani ci interpellano

È quanto mai necessario attivare una rete di solidarietà intergenerazionale, nella consapevolezza che ogni generazione ha bisogno dell’altra e che ciascuna ha le proprie prerogative che possono contribuire al bene ed alla crescita di tutti.

Costruire un nuovo rapporto fra generazioni significa considerare il giovane una preziosa risorsa su cui investire, in un’ottica di crescita e di espansione umana.

Lo sviluppo di una società passa necessariamente attraverso la promozione del lavoro giovanile. Il ruolo dei giovani è, infatti, una risorsa fondamentale per la crescita sociale ed economica di un Paese.

In quest’ottica occorre potenziare la creatività giovanile come momento di partecipazione e di potenziale sviluppo di nuove realtà imprenditoriali capaci di rigenerare il nostro Paese.

 

In conclusione

Sono necessarie politiche che mirino a creare vero sviluppo, non iniziative una tantum di tipo assistenziale. Urgono politiche capaci di offrire a tutti i membri della società, ed in particolare alle donne ed ai giovani, quelle opportunità di lavoro degno, stabile ed equamente retribuito che sono alla base di una vita sociale costruita a misura d’uomo.

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