Rosario e vangelo, strumenti elettorali?

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Non era mai accaduto, quantomeno in tempi recenti, che venissero utilizzati simboli religiosi come strumenti di ricerca del consenso durante comizi elettorali. Peggio, che questi simboli venissero utilizzati a scopo di legittimare o finanche richiedere benedizioni su scelte di tipo politico–elettorale.
I simboli costituiscono un veicolo di fede. Sono strumenti di presenza e di avvicinamento al trascendente. Chi pensa che brandirli possa fare guadagnare qualche voto tra i credenti più deboli, così strumentalizzandoli, sfiora la blasfemia e finisce per offendere ciò che quei simboli stessi rappresentano.
Il significato mistico di quei simboli è ben lontano da scelte di stampo elettorale.
Piuttosto, un valore politico quei simboli lo sottendono: il valore della pace universale. Ed un buon politico dovrebbe essere in grado di chiamare i cittadini elettori, pur laicamente, al comandamento evangelico dell’amore. Chi non è capace di farlo, attualizzando quel comandamento nella quotidianità della vita, anche nell’esercizio della nobile funzione della politica, chiamata ad operare per il bene della città dell’uomo, i cui confini superano quelli territoriali delle singole nazioni, non merita fiducia. Perché l’esibizione di qualunque simbolo religioso, al pari dell’invocare il messaggio evangelico a proprio libero piacimento, soprattutto durante un comizio, sottende un palese egoismo: la ricerca del consenso fine a se stesso, a qualunque costo, trascurando come la prima conseguenza del cammino di fede, che pure rappresenta una situazione interiore, intima, individuale, è l’apertura verso ogni altro al di fuori di me. Perché ogni altro, proprio come me, è Immagine del Divino fatto Uomo.
Quei simboli uniscono, non dividono. Chi li utilizza a scopi elettorali ne svia il fine profondo, creando voragini ed incidendo, ancor più di quanto già usualmente non accada, su divisioni partitiche fine a se stesse e che, attraverso il massimo sforzo dell’intera società civile, occorrerebbe superare per la costruzione di una nuova civitas.
Ecco il punto: chi esibisce simboli o invoca benedizioni, è consapevole che quei simboli fanno parte, ricordano e richiamano, a vario titolo e ragione, il piano della salvezza universale? Ci permettiamo il giudizio negativo. Perché se così fosse, quei simboli costituirebbero silenziosa ma operosa ragione di vita, non già strumento da comizio elettorale.

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