Testimonianza per la Verità

La vita dello Spirito non può essere immiserita in uno schema di pensiero o in una sequenza di formule.

Il Movimento di Spiritualità “Vivere In” non propone “regole” o “voti” da rispettare: ma ricorda, al compimento di ogni voto, il rinnovarsi infinito di una realtà, che straripa al di là di ogni parola detta e d’ogni fatto compiuto.
Non è, inoltre un programma di attività particolari: ma chiarisce una condizione, da porre a fondamento di qualsiasi programma, liberamente scelto ovvero imposto dalle necessità della storia.

Non è neppure una scuola misterica, che amministri il privilegio di un eccezionale patrimonio di dottrina: non presuppone una confessione religiosa.

Il Movimento Vivere In vuole essere, soprattutto, testimonianza di Verità, e definisce il suo atteggiamento come sviluppo di un principio di scienza che può, nella miseria del formula definita, riassumersi nei termini: Verità è Testimonianza.

Questa formula, inadeguata ed oscura come tutte le formule che, imbalsamate nello stato provvisorio di pensiero e di parola, non sono ancora verificate e rese vive nella esperienza di un “personale modo di essere”, racchiude un segreto esoterico: qualcosa che si può scoprire, costruire, provare e vivere e anche tradurre in parole o in bit: ma che appena consegnato alla parola o a qualunque altro mezzo di comunicazione, la distrugge, me la fiamma distrugge il suo alimento e si ricostruisce, al di là dei termini, come diverso ulteriore segreto.

Il Movimento Vivere In propone un travaglio di iniziazione, che impegna l’esistenza a presentare se stessa come processo di sviluppo della verità, e cioè come successione e interdipendenza di tre condizioni, che qui si descrivono come articolazioni interne della precedente formula.

  1. Prima condizione è un atteggiamento di cultura, che accetta il sapere come premessa indispensabile della verità: e tanto più lo apprezza in quanto presuppone che le sue cognizioni, sempre imperfette ed insufficienti, siano appena strumento da riparare e riattivare e riadeguare senza posa: non sono verità, ma tali diventano soltanto se inserite, come mezzi, ritmo e fasi transitorie di quell’azione volontaria dello spirito che le obbliga a cercare sviluppo utilità e verifica.
  2. Seconda condizione è appunto l’attuarsi di un processo: questo impegno della volontà che, imponendosi di assumere la tutela del pensiero, trasforma il procedimento mentale in procedimento morale. Il pensare non è allora generica curiosità, ma necessità quotidiana, questione di vita o di morte, come il pane e l’acqua. Affiancato alle altre azioni le coordina tutte e da tutte esige un contributo sussidiario, al di là dei normali effetti economici. Allora quella certezza che non si ritrova mai a priori entro le cognizioni, si rivela al termine dell’azione, come un significato nuovo coincidente con un “fatto personale” dell’esistenza.
  3. Ma è terza condizione che questa concreta verifica personale non si intenda come un qualsiasi successo pratico o un casuale incontro di circostanze probanti. Si tratta di quel particolare successo e di quella particolare esperienza che coincidono col rinnovarsi della persona, il suo espandersi e trasfigurarsi nella vita dello Spirito.

Come le cognizioni non vengono dai libri, ma dall’aver imparato a leggere, così verità è la connotazione o significato che le cognizioni, già note o comunque apprese, acquistano dentro di noi, al termine di questo processo vitale, nel momento in cui l’azione, realizzandosi nella effettiva rigenerazione della persona, le conferisce nuovi poteri e c capacità di intendere. La verità è compiegata in questo processo di conquista e ne risulta effetto, quando la nostra volontà di ricerca si è dispiegata come definitiva ed assoluta modificazione della persona, il suo espandersi e trasfigurarsi nella vita dello Spirito che diviene progressiva configurazione al Figlio di Dio secondo il progetto del Padre per ognuno di noi.

Non la si può ritrovare, quindi, nella scoperta accidentale d’una ignota plaga dell’essere, anche se questa scoperta può offrire nuovi materiali e preziose occasioni per avvicinarsi alla verità, Né si tratta di ritrovati meccanici che mettano in opera una teoria e così ne dimostrino l’esistenza.

Non è infine qualcosa da spiegare e racchiudere nelle parole, se non come segno tardivo di una condizione già verificata e vissuta ed ormai fatta cosa concreta che, senza di essa, non avrebbe più senso vivere. Non si tratta, dunque, d’una cognizione, ma della diretta esperienza di un particolare modo di essere: il modo di essere di chi non si adagia nel fatto di esistere, ma continuamente si rinnova per ritrovarsi nella coralità dello Spirito.

Ma queste formule che qui sono scritte, ancora e sempre sono parole, delle quali può essere decifrabile il senso logico, non la verità che non vi è compiuta. Compiuta essa diventa quando chi legge se la ritrova dentro, come personale scoperta, nel modo che s’è detto. Sicché il senso ultimo di queste parole è da ritrovare e sarebbe sempre da trovare, se anche sviluppassimo il discorso in una sequenza infinita di discorsi. E sebbene, dunque, tutto nel Movimento si svolga alla luce del sole, nomi discorsi e persino i pensieri, esso ha un segreto che è sempre da scoprire, e che ciascuno scoprirà per sé, se vorrà farsene degno. Perciò è necessaria l’attività come complemento ed è necessaria l’azione di tutti; e ciò che l’uno può fare non può farlo l’altro, dovendo ciascuno principalmente fare se stesso, Ché nessuno può vivere mai la vita degli altri: ma vivendo la propria, quando vivere è Vivere In…, la mette a disposizione di quell’Unico che è unico per tutti; e pertanto la mette anche a disposizione di tutti, proprio per averla voluta diversa e voluta per se stesso.

All’individuo che vive la vita dello Spirito si può pensare come al suono che si è fatto nota di una melodia: prosecuzione ed espansione dell’individualità in una realtà corale, che è diversa e più grande dell’uomo, come realtà a sé, ma è anche nell’individuo come sua ragion d’essere e motivo di azione, in un mistero di partecipazione che compenetra la parte e il tutto nella solidarietà d’una immensa opera comune.

In questa partecipazione l’uomo diventa società, in un senso più profondo e concreto delle esteriorità filantropiche e della funzioni comunitarie che nascono dagli appetiti insoddisfatti di coloro che hanno coscienza d’essere tra gli ultimi alla deriva, ma non vogliono farsi migliori, anzi corrompere i migliori per sentirli alla pari, Non si tratta dunque di menzogna egalitaria o d’esteriore zelo d’elemosina, non ipocrisia d’affettazioni solidaristiche, abbracciamenti, connivenza, complicità, permissività; né mai tentativi di mutare gli altri: sì invece rinnovamento interiore, che non può essere se non è opera che ciascuno non compia in sé e per sé (che poi diviene anche un per sé = attraverso sé per gli altri). Verità come testimonianza è questa personale opera di ricostruzione all’interno di sé.

In questa opera tre obiettivi specifici sono da perseguire, come sfaccettature dell’unico concetto di trascendenza nei tre aspetti analitici del pensiero, del volere e dell’essere.

  1. Il primo obiettivo, quello del pensiero, è la lotta centro le ideologie e lo scientismo astratto e tutte le proposizioni che negano la verità o non la intendono o la degradano ad una meccanica d’opinioni ed interessi transitori.
  2. Il secondo, quello del volere e dell’azione concreta, è la lotta contro le fazioni e le politiche particolaristiche ovvero fondate sulle ragioni economiche e sulle ambizioni materialistiche, dalle quali appunto nascono le divisioni.
  3. Il terzo, quello dell’essere, è la lotta contro le motivazioni inferiori dell’esistenza: un esercizio di vita contro l’inerzia, l’indifferenza, il conformismo, lo scoramento,

Le tre motivazioni, svolte in concreto nelle forme complementari dell’insegnamento, della presenza politica e del comportamento morale, propongono un unico piano di lotta che non deve essere inteso in senso polemico o negativo, e cioè come impegno esclusivo di contrastare il passo all’ignoranza e all’impostura; anzi è soprattutto da intendere nel senso positivo, come impegno di diffondere una parola nuova ed esercitare un’azione nuova, ricavata, senza esitazione e senza compromessi, senza ricerche d’utili personali, con chiarezza di principi, con fermezza di procedimenti, da un personale modo di essere, dalla volontà di ricostruire dentro di noi ciò che la crisi contemporanea ha distrutto fuori di noi.

Giuseppe Logroscino

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