Messaggio di Amore – Terza Settimana di Quaresima

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Terza Settimana di Quaresima

Si ha l’impressione che il tempo di Quaresima stia assumendo un ritmo molto accelerato verso la pienezza della gioia e del gaudio della Risurrezione di Gesù Cristo.

Forse non riusciamo a cogliere e capire questa accelerazione della gioia in Cristo Gesù, il protagonista unico ma non solitario del tempo di Quaresima: un cammino iniziato con l’invocazione “Vieni presto Signore, vieni presto fra noi”, proiettato verso la Pasqua.

In questo tempo liturgico di Quaresima ci viene proposto di guardare e contemplare Colui che sta inchiodato sulla croce, il “Figlio dell’uomo”, che ci suggerisce di godere per la sua presenza tra noi.

Il gaudio che oggi avvertiamo ci viene suggerito dalla certezza della conclusione. C’è una attesa nell’umanità di tutti i tempi e Continenti.

Noi siamo certi della sua vittoria e della sua venuta. Egli non è bugiardo ed è sempre pronto ad ascoltare ed esaudire tutti. Intanto, camminiamo guardando a Lui e invocandolo.

Il tempo che corre velocemente deve significare questo nostro crescere nella fede e nell’amore, sempre certi che Egli, il primo e l’unico, vuole maggiormente accrescere l’incanto di attesa amorosa, come fa l’amante che aspetta la Sposa. Non vuole mettere alla prova la nostra attesa.

Lo scorrere dei giorni dovrebbe significare l’accrescere dei nostri aneliti. Pensiamo all’innamorato che aspetta l’Amore. Perché tarda? Quanto dista da noi? E cosa ci porterà quando si siederà a casa nostra? Che cosa gli offriremo quando finalmente busserà o accenderà tutte le luci della nostra casa e del nostro cuore?

Se il cuore sta accelerando i suoi battiti è segno che soffre. Non trascuriamo di consultare una persona esperta che sappia indicarci che cosa fare per meglio abbracciarlo quando giungerà da noi.

Stiamo pensando a tutto questo mentre rileggiamo la storia della donna da tanti anni alla ricerca di un medico capace di guarirla. Aveva speso tutte le ricchezze ma nessun medico era riuscito a guarirla. Escogitò un segreto tutto suo, di donna semplice, umile ma intuitiva. Si fece piccola, si nascose tra la folla e senza farsene accorgere andò a toccare il lembo del mantello del “Figlio dell’uomo”, animata dalla certezza che Egli l’avrebbe esaudita e guarita. E così avvenne.

Ma Egli, il grande Medico, pur sapendo chi l’avesse toccato, si fermò davanti a tutti e chiese: “Chi mi ha toccato?”. Desiderava vedere il volto e rileggere la storia di quella persona. Noi continuiamo a pensare: forse voleva anche abbracciare quella sconosciuta per comunicarle tutta la sua gioia.

Per noi si ripete la stessa storia e il tempo e le ore che scorrono veloci ci stanno ricordano la storia di amore segnata per ogni uomo, nel mondo intero. Forse c’è un momento di intenso gaudio per ciascuno di noi. Il cuore batte più forte. Ma non siamo riusciti a capire chi è quella persona che ci sta aspettando anche perché vuole entrare in casa nostra per dissetarsi come faceva con quanti lo incontravano e diceva, mentre chiedeva per se stesso un po’ di acqua: “Voi tutti che siete affaticati e stanchi, venite a me ed io vi ristorerò”.

Ho potuto costatare che Egli, il Figlio dell’uomo, nato a Betlemme e da tutti atteso e invocato, ha rivolto a me l’invito ad andare a casa sua per mangiare e bere alla tavola preparata dalla “Donna”, sua Madre. Ed è sempre Lei, la Donna, che accortasi della carenza di vino, con segreta intesa col Figlio, esortò tutti i servi a fare solo e sempre quello che Egli avrebbe detto.

Nel momento finale della sua vita Egli prese la coppa del Vino e a tutti disse: “Prendete e bevetene tutti perché questo è il vino frutto del mio sangue, del mio penare, del mio lavorare e soffrire, che ho preparato per voi”.

È questa una storia vera scritta anche per me. L’Uomo di Nazareth torna a ripetere la stessa domanda: “Chi mi ha toccato?”.

Gli risponderò: “Maestro, sono io che ho fame e sete di te. Voglio vedere, toccare e gustare tutte le tue dolcezze. Ascoltami, esaudiscimi mentre tanti bravi maestri e medici non mi hanno suggerito la via per giungere a casa tua e saziarmi e inebriarmi, seduto a mensa con tanti poveri come me. Gesù, Maestro e Salvatore, che io tocchi il tuo mantello!”.

Egli ci conosce da sempre. Ci ama e ci chiama da sempre col nostro nome, ci illumina con la sua luce e ci riscalda con il suo calore. Guardiamolo e saremo saziati dal Suo Amore.

Nicola Giordano

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