L’uomo al centro

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1° Maggio 2022 – San Giuseppe Lavoratore, Festa dei Lavoratori

La centralità dell’uomo anche rispetto ai processi economici e produttivi è il senso più profondo che possiamo cogliere nel messaggio dei Vescovi italiani per il 1° Maggio 2022.
Il lavoro è l’attività che caratterizza e qualifica l’uomo che, grazie all’impegno profuso, vede accrescere le proprie potenzialità, le capacità intellettive e creative e vede affinare il suo ingegno, di generazione in generazione. 

Il titolo del messaggio dei vescovi italiani per il 1 Maggio “la vera ricchezza sono le persone” vuole sottolineare che senza l’uomo non può esistere lavoro creativo, un lavoro capace di produrre ricchezza non solo materiale, ma anche e soprattutto quella ricchezza che viene dalle relazioni che nascono grazie alle attività quotidiane. 

La vera ricchezza sono le persone, perché è attraverso la loro libertà, la loro dignità ed il loro amore per il lavoro che si realizza una civiltà a misura d’uomo, cioè fondata sul progresso ed il benessere umano e sociale.

Solo se tutti gli attori del mondo del lavoro giungeranno alla consapevolezza di una necessaria rivoluzione culturale che metta la dignità dell’uomo al centro di ogni processo produttivo, solo allora si potranno combattere tutte le piaghe che lo affliggono, oggi come nel passato. 

Vanno denunciate con forza e coerenza tutte quelle forme di sfruttamento del lavoro umano che ancora oggi minano la dignità di chi lo svolge: il caporalato, il lavoro sommerso, il lavoro irregolare. Forme di sfruttamento che vedono ancora oggi il lavoro come merce di scambio e non come ambito privilegiato di realizzazione per la persona.

Né si può dimenticare la crescente precarizzazione del mondo del lavoro, ancor più accentuata dalla pandemia, che coinvolge particolarmente i giovani e le donne e che non permette di programmare il futuro con serenità.

È anche necessario rivolgere particolare attenzione all’organizzazione dei luoghi di lavoro; assistiamo ancora oggi, nonostante il progresso scientifico e tecnologico, a troppi incidenti che troppo spesso causano invalidità permanenti se non la perdita della vita stessa. Incidenti che coinvolgono lavoratori e datori di lavoro senza differenza alcuna, mettendo così in luce la carenza sul piano della formazione, che troppo spesso è basata su norme che non si traducono in prassi quotidiana. 

Il diritto al lavoro dovrebbe sempre e comunque andare di pari passo con il diritto alla salute, così da non dover essere costretti a scegliere fra benessere psico-fisico e benessere economico. Questi temi, per la loro complessità e strategicità interpellano le società intera proprio perché influiscono notevolmente sulla costruzione del bene comune e, di conseguenza, della pace sociale. 

Pensiamo sia quanto mai urgente, accogliendo l’invito del Vescovi italiani, valorizzare il lavoro in tutte le sue molteplici espressioni, perché è solo attraverso di esso che si può incidere positivamente sul futuro delle persone e sullo sviluppo della società. In questo tempo di forti contraddizioni, in cui la pandemia ha messo a nudo tutte le fragilità di un tessuto economico in cui le contrapposizioni fra capitale e lavoro si sono fatte sempre più esasperate, siamo chiamati a ripartire da una nuova cultura del mondo del lavoro fondata sul capitale umano, che è l’unica ricchezza capace di produrre benessere, progresso e giustizia sociale

Una inversione di tendenza culturale capace di gettare le basi per un nuovo modello di sviluppo integrale, solidale, sostenibile ed inclusivo, capace di ridare dignità a tutti quegli uomini e quelle donne che attraverso il loro lavoro progettano la loro esistenza e quella delle loro famiglie. 

Una conversione culturale che, fondando il lavoro sulla persona umana, veda tutti gli attori coinvolti diventare veri e propri artefici di “un nuovo umanesimo del lavoro”.  

È necessaria una nuova cultura del lavoro che trovi le sue radici nei percorsi formativi delle nuove generazioni. Troppo spesso l’esito dei percorsi formativi ruota intorno all’acquisizione e alla certificazione di una sommatoria di “competenze”, che a nostro avviso viziano l’ingresso nel mondo del lavoro. Pensiamo, invece, che la comunità educante debba preparare le giovani generazioni al sapere, prima che al saper fare, alla creatività come valore aggiunto, all’intraprendenza, alla genialità; è necessaria una solidarietà intergenerazionale che sappia dotare i più giovani di tutti quegli strumenti idonei al loro ingresso da protagonisti nel mondo del lavoro.

Certamente le contraddizioni del tempo presente sono molteplici così come sono molteplici le urgenze che il mondo del lavoro richiama alla nostra attenzione. Siamo chiamati ciascuno per il nostro ruolo sociale, ad azioni concrete e coerenti capaci di progetti coraggiosi e creativi, che sono proprie della capacità umana, per dare concretezza a nuove esperienze lavorative che sappiano coinvolgere le diverse capacità imprenditoriali e lavorative presenti sul territorio. 

È quanto mai necessario programmare un nuovo modello di sviluppo capace di dare dignità alle persone attraverso il lavoro, agendo nella piena corresponsabilità e riscoprendo il coraggio dell’intraprendenza che è insita in ciascuno di noi. 

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